Cronologia del movimento
Tutto quello che accadde nel decennio

Il 26 novembre a Firenze, per la prima volta in Italia, i cittadini eleggono i 14 Consigli di Quartiere. È la prima città che attua la legge n. 287 sul decentramento e sulla partecipazione dei cittadini nella amministrazione della città.
Firenze conoscerà comunque anni oscuri, e vivrà come tutto il Paese i passaggi drammatici che intendevano snaturare la democrazia.
Firenze trarrà comunque dal suo tessuto sociale e culturale gli anticorpi generati da una lunga storia di partecipazione democratica e di autorganizzazione popolare.

Le sinistre vincono le elezioni amministrative.
Nell’autunno le liste progressiste si affermano nelle prime elezioni degli Organi Collegiali nella scuola.

Il 13 maggio si tiene il referendum con cui la Chiesa, la DC, e il MSI intendono abrogare la legge che ha introdotto in Italia il divorzio.
La vittoria dei NO è il risultato di un grande movimento dove le donne sono protagoniste.
A Firenze nasce una seconda generazione di Comitati di Quartiere che dà vita ad un Coordinamento Cittadino.
Vengono aperte vertenze con Palazzo Vecchio, si avvia il confronto con i Partiti e l’Amministrazione su come dovranno essere i futuri Consigli di Quartiere.

Il colpo di stato cileno scuote anche il nostro paese, aumentano le tensioni interne alla sinistra, i sindacati procedono sulla via del rinnovamento ottenendo alcuni successi.

Il 18 maggio  la federazione CGIL-CISL-UIL organizza il primo sciopero generale per la riforma della scuola.
Alla vigilia dello sciopero, poi revocato, il governo sigla un accordo che riporta in larga misura le richieste presentate dalle organizzazioni sindacali.
Vengono presi impegni precisi per quanto riguarda il diritto allo studio, la riforma della scuola, nuovo stato giuridico del personale scolastico, seguiti da provvedimenti legislativi e di bilancio. Passa il tempo pieno, non più di 25 alunni per classe, generalizzazione della scuola materna statale.
L’istituzione degli Organi Collegiali segnano una svolta profonda nella scuola italiana e nella società. Il personale amministrativo e ausiliario discutono e approvano il loro primo contratto collettivo di lavoro.

Il 4 novembre l’Arno invade la città. I fiorentini si organizzano intorno alle parrocchie, alle case del popolo, alle organizzazioni sindacali e alle forze politiche democratiche. Nascono i centri di soccorso, da cui si formeranno 12 Comitati di Quartiere con un loro Coordinamento che avrà il compito di unificare le rivendicazioni  e le proposte dei quartieri e di rappresentarli nei rapporti con le autorità politiche e amministrative.
I Comitati di Quartiere sono:

  1. Comitato di San Frediano, Centro di via Santa Monaca e Casa del Popolo di via del Leone.
  2. Comitato di Gavinana, Casa del Popolo “Vie Nuove” e Parrocchia di San Piero in Palco.
  3. Comitato di Sorgane, Centro Civico di Sorgane.
  4. Comitato di Ponte a Greve, Gruppo de La Casella.
  5. Comitato Isolotto-Monticelli, Baracche Verdi di via degli Aceri e Casa del Popolo “Venticinque Aprile”.
  6. Comitato di Peretola, Comunità Parrocchiale.
  7. Comitato della Nave di Rovezzano, Parrocchia della Nave e Casa del Popolo.
  8. Comitato di Porta a Prato, Circolo Lavoratori di Porta a Prato.
  9. Comitato di Porta alla Croce
  10. Comitato di Santa Croce, Casa del Popolo di Buonarroti.
  11. Comitato del Mercato Vecchio, Circolo Vecchio Mercato.
  12. Comitato di Brozzi, Casa del Popolo e Circolo ACLI.

Il protagonismo di base trova le sue prime forme di rappresentanza.
Con i Comitati di Quartiere nasce un nuovo modo di fare politica.

Il 10 aprile i Comitati di Quartiere  elaborano un documento che inviano a tutte le autorità.
Casa, scuola, acqua, viabilità, risanamento, sono le priorità di questa prima fase di lotta.
Una delegazione si reca a Roma per incontrarsi con la seconda autorità dello stato, il Presidente del Senato Cesare Merzagora.

I Comitati chiedono l’assegnazione degli alloggi IACP, la requisizione degli immobili occupati dalle famiglie alluvionate, il risanamento dei vecchi quartieri, un piano di edilizia economica, crediti ad aziende artigiane e commerciali.
Contemporaneamente si scende in piazza e si protesta per la situazione politica  internazionale e a sostegno della lotta di liberazione del popolo vietnamita. Ne sono protagonisti le forze politiche della sinistra, le organizzazioni sindacali e studentesche, le associazioni laiche e cattoliche.

Il movimento degli studenti e le prime lotte operaie avviano anche a Firenze un processo di profonda trasformazione. Il protagonismo di base, diventa "alternativa al sistema". I fatti dell'Isolotto, con la rimozione del parroco don Enzo Mazzi nell' ottobre del '68 da parte della Curia e il successivo moto di protesta della popolazione, scuotono la chiesa fiorentina e hanno risonanza sia a livello nazionale che internazionale.
Nascono e si diffondono le comunità cristiane di base.

Si pubblica “Lettera a una professoressa”, il libro scritto da Don Milani insieme ai ragazzi di Barbiana.
Il messaggio evangelico e laico, trova a Firenze un terreno fertile preparato dalla pedagogia democratica e di sinistra.
L’esperienza di Barbiana diventa in poco tempo il manifesto di tutti coloro che vogliono cambiare la scuola e attraverso di essa, la società.
Il movimento  si intreccerà con i fermenti nati dal ’68 e sarà attivo per anni (fino al 75).
Nei quartieri, operai e studenti uniti nella lotta

Nel 1969 “Alternativa di base” promuove il coordinamento dei doposcuola, delle Scuole Popolari, e dei Comitati Genitori. Nasce così il libro “Scuola e Quartiere”.
I Doposcuola sono l’anima del movimento, gli operatori sono studenti universitari, giovani insegnanti e professionisti, gli alunni sono in gran parte figli di operai e artigiani.
Il doposcuola è il luogo dove si incontrano i militanti del movimento, i ragazzi del quartiere e i genitori che si organizzano per lottare insieme nella scuola e per la scuola dei loro figli.
I doposcuola sperimentano nuove metodologie educative e didattiche, attivano forme di collaborazione con il Movimento di Cooperazione Educativa, e intensificano i rapporti con l’ARCI.

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